Marzabotto

stemma marzabotto

Indirizzo:  Piazza XX Settembre, n. 1 –  40043

telefono: +39.0516780511 – Fax: +39.051.931350

Pec: comune.marzabotto@cert.provincia.bo.it

Marzabotto (Marzabòt in dialetto bolognese montano medio) è un comune italiano di 6.826 abitanti della città metropolitana di Bologna, in Emilia-Romagna. Fa parte dell’Unione dell’Appennino Bolognese.

marzabotto

Di origine incerta è il nome dell’abitato di Marzabotto, probabilmente derivato dalla trascrizione italiana della parola marzabòt, che in bolognese significa caprimulgo.

Non è chiaro se tale nome sia da attribuirsi ad un antroponimo.

Soprannome di qualche abitante o all’abbondanza di uccelli di questa specie che ancora oggi popolano le foreste circostanti il paese e il Parco Storico di Monte Sole.

Quello che è certo è che tale nome è stato attribuito ufficialmente all’abitato solo nel 1880, sostituendo la denominazione precedente di Caprara sopra Panico.

Altre etimologie più o meno fantasiose giustificano questo nome con altri fenomeni.

Tra questi la presenza di botti per la macerazione della canapa (in bolognese: merza in tal bott) o il ricordo di un’antica festa nel mese di marzo in cui si soleva sparare e provocare pertanto dei botti.

kainua marzabotto

Kainua :

è un’antica città etrusca che sorgeva sul Pian di Misano e sulla soprastante altura di Misanello, nella città metropolitana di Bologna.

Nota fino a pochi anni fa con il nome di Misa (dal nome del luogo del ritrovamento).

Kainua fu fondata nel V secolo a.C. (Marzabotto II) a poca distanza dal fiume Reno.

Fu una delle città-stato più importanti dell’Etruria padana, assieme a Felsina (Bologna) e Spina. Nota anche come importante snodo commerciale tra l’Etruria tirrenica e la Pianura Padana, fino ad oltralpe.

L’esistenza della città è nota fin dal 1551, quando frate Leandro Alberti nel suo Descrittione di tutta Italia ipotizza la presenza di una città antica sulla base del ritrovamento di alcune rovine di edifici, mosaici e monete.

A soli 40 km dalla vicina Bologna, all’area archeologica e all’annesso Museo nazionale etrusco di Marzabotto si accede risalendo la Strada statale 64 Porrettana (Bologna-Pistoia).

Il sito, seppur andato in parte perduto a causa dell’erosione della marna dovuta al fiume Reno, rimane unico nel suo genere.

Questa unicità gli è data dal fatto che ha perfettamente conservato le tracce della sua planimetria.

Esso si presenta caratterizzato da un impianto urbano ortogonale di stampo coloniale. E’ costituito per lo più da numerose case-bottega, un’acropoli, due necropoli (necropoli nord e necropoli est) e diverse aree sacre.

Della maggior parte degli edifici sono rimaste le sole fondazioni, a causa dei lavori agricoli che si sono succeduti nel corso dei secoli.

Secondo i ritrovamenti venuti alla luce in seguito agli scavi, la fondazione della città avvenne in due fasi:

Marzabotto I (550 – 500 a.C.): in questa prima fase l’insediamento etrusco era semplicemente costituito da villaggi di capanne di stampo primitivo disposti su tutto il pianoro.

Qui gli etruschi vivevano già ben organizzati. Oltre alle abitazioni e ai terreni adibiti all’agricoltura, l’insediamento poteva vantare di templi o altari per il culto, una necropoli, un sistema di canalizzazione delle acque, una fonderia e almeno una bottega artigianale.

Un reperto di particolare rilievo attestante la datazione a questo periodo è stato trovato sul fondo del pozzo sulla plateia D.

Un coperchio di pisside in avorio molto elaborato e prezioso (soprannominato il signore dei leoni), in stile orientalizzante. Reperto databile tra il 620 e il 580 a.C. e probabilmente appartenuto a un nobile di alto rango.

Marzabotto II (500 – 350 a.C.): a questo periodo risalirebbe la fondazione della città vera e propria. Secondo l’etrusco ritu, cioè costruita rispecchiando la suddivisione del templum celeste.

La città così costituita comprendeva case-bottega di tipo atrium tuscanicum, un’acropoli, diversi santuari e luoghi di culto. Non potevano mancare almeno due necropoli, acquedotti, sistemi fognari e una grande fornace, oltre alla fonderia preesistente.

Marzabotto eccidio di Monte Sole :

medaglia al valor militare marzabotto

MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE

Il comune è tristemente famoso per l’eccidio di Marzabotto compiuto durante la seconda guerra mondiale.

La strage più efferata e più grande compiuta dalle SS naziste in Europa, nel corso della guerra del 1939-45, è stata quella consumata attorno a Monte Sole.

Alla strage fecero da scenografia i territori di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, anche se è comunemente nota come la “strage di Marzabotto“.


Partendo da Monte Sole, dove avevano la base principale, i partigiani della brigata Stella rossa Lupo erano in grado di colpire quotidianamente le strade e le ferrovie che collegano Bologna alla Toscana.

Di qui la decisione del comando tedesco di “ripulire” la zona.

Anche quella toscana fu interessata per favorire il ripiegamento verso nord delle armate d’occupazione sotto la spinta degli anglo-americani.


Il primo assalto a Monte Sole avvenne nel maggio 1944, seguito da altri, tutti infruttuosi.

Il compito di “ripulire” le zone toscane ed emiliane dalle brigate partigiane fu affidato al maggiore Walther Reder nell’agosto-settembre.

Comandante del 16° battaglione Panzer Aufklärung Abteilung della 16° Panzer Granadier Division “Reichs Führer SS”.

Dopo avere messo a ferro e fuoco numerosi comuni della Versilia, e ucciso centinaia di inermi cittadini, il 29 settembre 1944 Reder sferrò l’attacco contro Monte Sole.


Il 5 ottobre, quando le SS si ritirarono, centinaia di morti – in massima parte donne, vecchi e bambini – e interi villaggi distrutti testimoniarono la violenza compiuta.

Le uccisioni e le distruzioni proseguirono nei giorni seguenti sino a novembre.


I corpi delle povere vittime restarono insepolti per mesi e solo dopo la fine della guerra fu possibile dare loro sepoltura e q
uindi, cominciare a stabilire il numero.

Purtroppo il risultato del conteggio fornì cifre tra le più diverse, che andavano da un minimo di mille a un massimo di 3.200.Come questo sia avvenuto è ancora mistero.

Causa le distruzioni degli uffici anagrafici per lungo tempo non fu possibile azzardare cifre ufficiali.

Di conseguenza ci si orientò verso quella di 1830 ottenuta facendo la differenza tra la popolazione residente prima della guerra e le carte annonarie distribuite dopo la liberazione.

Questa cifra figura nella motivazione della medaglia d’oro concessa nel 1948 al gonfalone di Marzabotto.

Marzabotto i processi :


Reder, catturato dagli inglesi a Salisburgo (Austria) il 5 maggio 1945, fu consegnato all’Italia.
Il processo, davanti al Tribunale militare di Bologna ebbe inizio il 18 settembre 1951 e terminò il 31 ottobre con la condanna all’ergastolo per le stragi della Toscana e per una parte di quelle bolognesi.

Reder fu riconosciuto colpevole della morte di 262 persone uccise a Casaglia, Cerpiano, Caprara, San Giovanni di Sopra, San Giovanni di Sotto, Cà di Bavellino e Casoni di Rio Moneta.


Intanto il 17 ottobre 1945 a Brescia e il 30 settembre 1946 a Bergamo furono condannati i fascisti che fecero da guida alle SS durante l’eccidio.


Il 30 aprile 1967 Reder – al quale la condanna era stata confermata in appello – inviò una lettera alla comunità di Marzabotto per chiedere il perdono. Con 282 voti – espressi dai cittadini di Marzabotto – il perdono non fu concesso. Furono appena 4 quelli a favore.

Il 15 luglio 1980 ebbe la semilibertà, ma nel carcere di Gaeta, e fu scarcerato il 23 gennaio 1985.

Rientrato in Austria, disse di non avere chiesto perdono e che la lettera era stata scritta dal suo avvocato. É morto il 2 maggio 1991.


Il 16 aprile 2002 il Presidente della Repubblica tedesca Johannes Rau – accompagnato dal Presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi – si è recato a Marzabotto e ha chiesto scusa in nome del popolo tedesco.

Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto :


Il 20 ottobre 1982, Con legge regionale n.47, è stato nominato il Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto.

Il primo compito era quello di controllare – grazie agli uffici anagrafici che nel frattempo erano stati ricostruiti – la causa esatta delle morti avvenute nel 1944.

Il Comitato doveva accertare, nel limite del possibile, il numero esatto delle vittime della violenza nazista.

Anche se sussistono ancora margini di dubbio e non tutti i casi esaminati sono stati risolti. E’ stato accertato che 775 cittadini di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno furono vittime della ferocia nazifascista.

Il gonfalone comunale di Marzabotto è stato decorato con medaglia d’oro al valor militare.