Gaggio Montano

stemma gaggio montano

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il faro gaggio montano

Gaggio Montano (Gâg in dialetto bolognese montano medio) è un comune italiano di 4.838 abitanti della città metropolitana di Bologna, in Emilia-Romagna.

Il suo simbolo è il Faro, edificato sul Sasso di Rocca, monumento dedicato ai caduti delle due guerre mondiali. I suoi abitanti si chiamano “gaggesi”.

Gaggio Montano, comune dell’Appennino bolognese, si trova a 680 m sul livello del mare.

L’antico  popolamento di queste terre è testimoniato da  numerosi reperti rinvenuti  in località Masonte, fra i quali  un  interessante vaso cinerario contenente 4 monete  romane.

Gaggio Montano – la storia :

Tralasciando  queste antiche origini, di Gaggio Montano si parla per la prima volta  nel  diploma emanato a Pavia il 10 febbraio 753   dal  Re longobardo Astolfo  nel quale viene indicato con  il nome di “Gajum  Reginae”  (cioè bosco, parco o riserva di caccia,  della regina),  riferendosi con ciò alla propria consorte la regina Geltrude.  

Nel diploma in questione Gaggio  risulta  essere   il confine delle terre che Astolfo dona al cognato Anselmo, fondato­re  dell’abbazia  benedettina di Nonantola. Dal termine  “Gajum”  alcuni studiosi farebbero derivare l’etimologia di Gaggio.  

Per avere  altre notizie certe su questa zona occorre attendere  fino al XIII secolo, epoca nella quale Gaggio passò sotto l’influenza del comune di Bologna.

Per la sua posizione strategica di confine questo piccolo borgo montano venne fortificato con la costruzione di  una potente rocca sul sasso che domina il paese.

Nel 1307  i conti di Panico, cacciati dai castelli di Cantaglia e di Verzuno, unirono  le  loro milizie con quelle dei Montecuccoli e assediarono il castello di Gaggio.

Oltre due mesi di strenua resi­stenza fecero desistere  gli assalitori che  si rifugiarono  a Stagno.

Due anni dopo, esattamente nel 1309, venne tentato nuova­mente assalto al castello. Questa volta però  le milizie,  guidate da Tregino da Panico e Guidinello da Montecuccoli riuscirono  con l’inganno ad espugnare il paese. Nel 1313 Bologna ritornò  padrona della rocca  grazie soprattutto alle gesta eroiche  del  capitano Gattino da Gaggio.

Nel 1441 il territorio subì  nuovi vandalismi ed  angherie da parte  dei soldati invitati da Papa  Eugenio IV con l’intento  di portare scompiglio nel  territorio bolognese.  

Attorno  al XVI secolo, passato ormai il tempo delle contese fra Guelfi e Ghibel­lini e ristabilita la pace, il comune di Bologna smantellò  tutte le fortificazioni e da allora anche questo Comune venne retto  da un  massaro.

Gaggio Montano è noto per la presenza, nel corso del XVI secolo, di una importante scuola laica, troviamo infatti  nel 1387 ricordato  tale “Magister Jhoanes, magister  puerorum de Gagio”.

Ma anche per avere dato i natali ad illustri personaggi, fra i quali Cola Montano (Nicola di Morello Capponi), noto lette­rato,  e Pier Paolo Molinelli, medico e fondatore della  cattedra di  anatomia  presso l’Università di Bologna.

Nella storia del comune  di Gaggio Montano trova un posto di rilievo la  nobile  e ricca  famiglia di origine bolognese dei Tanari che  ha  lasciato una traccia indelebile nella storia di questo paese.

L’attuale  comune di Gaggio Montano deriva dall’unione, avvenuta nel  1866,  dei preesistenti comuni di Gaggio, Bombiana  e Rocca Pitigliana.

Gaggio Montano – il borgo :

il borgo gaggio montano
santuario madonna degli emigranti gaggio montano

Particolarmente  suggestiva la parte vecchia di  Gaggio Montano. Arroccata  attorno al maestoso sasso che simboleggia il  paese  e sulla cui  sommità,  nel XIII secolo,  il comune  di Bologna fece costruire  una potente rocca.

Nel 1600 l’edificio militare  venne sostituito da una piccola casetta  contenente un orologio.  

L’at­tuale  faro  è stato costruito nel 1952 in onore  dei caduti  di tutte  le guerre su progetto dell’ing. Giuseppe  Rinaldi,  allora capo del Genio Civile di Bologna e segretario dell’Associazione Internazionale  per  il cemento  precompresso.

Nell’intento del Rinaldi  questo manufatto voleva essere proprio un  esempio,  il primo  nella provincia di Bologna.

Il Rinaldi volle dimostrare le possibilità offerte  da questa nuova  tecnica  di lavorazione del  cemento.  

Nel centro storico  del paese possiamo ammirare l’arco  con  stemma  lunato della famiglia Tanari, datato 1563.

Sulla piazzetta sotto­stante svetta l’elegante arco con stemma gentilizio raffigurante un drago  a  sette teste sovrastato da una  testa d’uomo  dallo sguardo severo e dai lunghi baffi.

L’arco venne fatto costruire nel 1564 dalla famiglia Capacelli.

Scendendo verso la parte bassa del paese, troviamo la bella casa Pasi, massiccio edificio risalente al  XVI secolo. Il  portale bugnato e le eleganti finestre contornate  da cornici  in pietra, rappresentano forse l’esempio più bello  di  architettura  rinascimentale nel nostro Appennino.

Infine, nella parte  bassa del paese, sorge il nucleo detto “Lagazzana”  (o  La Gazzana). Qui si trova un voltone di accesso ad una corte interna sulla quale si affaccia un portale quattrocentesco bugnato.

Chiese e monumenti :

La chiesa, dedicata ai Santi Michele e Nazario, venne eretta  fra il  1892  ed il 1897 a cura dell’allora parroco Carlo  Emanuele Meotti. Essa fu costruita sui resti di un più antico edificio del quale resta sola­mente  l’abside  quadrata e parte della navata.

All’interno  si possono vedere una pala seicentesca raffigurante la “Madonna  col Bambino ed i Santi Michele, Antonio  Abate  e Nazario”.  

Posta sull’altare  maggiore, i cinquecenteschi quadretti  dei  Misteri del Rosario che fanno da preziosa cornice  ad  un  bassorilievo ligneo raffigurante “L’incoronazione della Madonna”. Infine gli affreschi  eseguiti nel dopoguerra dal pittore bolognese Luciano Bettini.

A lato della chiesa parrocchiale sorge il  quattrocentesco oratorio   di San Giovanni Evangelista (detto anche  “Santa Maria dei Morelli”). Ristrutturato attorno al 1855, che  presente al suo interno i resti di un ampio affresco  figurativo di  stile tardo-gotico.

In località Ronchidoso, luogo molto bello e panoramico posto  ad alcuni chilometri  da Gaggio, sorge il santuario dedicato  alla Madonna  degli  Emigranti .

Il santuario venne eretto nei primi anni  del secolo  dal parroco Carlo Emanuele Meotti.

Poco prima del santuario si erge il  Memoriale della brigata partigiana “Giustizia  e  Libertà”. Il  monumento fu inaugurato il 2 luglio 1972 da Ferruccio Parri che ricorda la nascita di questa formazione partigiana, avvenuta il 24 giugno 1944.


Precedentemente alla Grande Guerra, Gaggio, aveva scuole, un asilo, una biblioteca ed era collegato al capoluogo con la strada provinciale e la ferrovia Porrettana.


Come conseguenza alla povertà diffusa il paese, a prevalenza agricola, nell’Ottocento visse periodi di forte emigrazione, in particolare verso l’America, il Medio Oriente e l’Europa, ma anche verso altre regioni d’Italia.

L’emigrazione era tendenzialmente temporanea.

Il ritorno dei lavoratori dall’estero portava in genere un miglioramento nelle condizioni di vita ma, almeno secondo la visione del parroco don Emanuele Meotti, un peggiormanento nella religiosità e nella morale delle famiglie.

Pertanto egli si adoperò per conservare il legame degli emigranti con il territorio e le tradizioni locali anche attraverso la fondazione di unioni parrocchiali.

In area politica erano presenti anche leghe socialiste, seppure moderate, così come moderata fu anche la stessa amministrazione del comune.


Durante la Grande Guerra morirono 102 abitanti del paese
. I nomi sono ricordati sulle lapidi sparse tra le frazioni del comune, tra Gaggio Montano, Bombiana, Rocca Pitigliana, Pietracolora, Affrico e Santa Maria Villana.

Fu anche aperto un Parco delle Rimembranze piantato a cipressi, diventato nel secondo dopoguerra un luogo di ricordo dei caduti di entrambe le guerre mondiali.